tempo fa, la casa londinese

Era gennaio 2016. Una casa diversa, quella londinese, meno irrazionale, più sussurrata, per andare piano piano incontro al movimento interno dei proprietari che (poi) sono tornati a Roma a cercare ancora. Mi sono divertita, anche a dipingere a mano la paretina finta-carta-da-parati dell’angolo bistrò. Ah sì, la pittoscultura rossa sul muro color sabbia è mia. E’ “il girasole”.

 

“..A”

Punto Punto A, è la formula del tutto. La formula che i fisici ancora non hanno scoperto e che racconta di contemporaneità e istantaneità; è il segreto del tempo, e corrisponde al bianco e al rosso.
Così, per due volte, il sogno mi ha svegliato dall’emozione. Troppo forte la scoperta, troppo veloce il cuore, “Punto Punto A” mi ha svegliato due volte nel cuore della notte, una notte dei primi di novembre 2016.
Sono successe molte, moltissime cose da quel novembre. Cose enormi, cose che rendono impossibile non vedere l’intero. E il bianco e il rosso, che già a settembre avevano fatto irruzione a forza e senza incertezza dentro di me, sono tornati a ribadire: sei qui, hai compreso. Ora vivi e realizza la tua identità. Studia, crea, ama. E studia ancora.
E una rosa, a Massimo.

 

(In ogni momento – pittoscultura – settembre 2016)

“Uno svezzamento” mi prende per mano

La pagina del prossimo numero di EXPOART,
che verrà distribuito ad ArteGenova dal 12 -15 febbraio e ad Art Madrid Contemporary Art Fair dal 24 al 28 febbraio.

Quando Marina Zatta, la responsabile dell’associazione Soqquadro, mi ha intervistata e mi ha chiesto di inviarle qualche foto di pittosculture per la pagina, le ho mandato 4 foto, sicura che avrebbe sentito anche lei che una tela era più viva di altre.
“Uno svezzamento” è del 2007, me ne sono resa conto (con la coscienza) solo ad articolo già in stampa. E il 2007 per me è stato un anno cardine, l’anno di una nascita fondamentale, che poi ho negato e affossato in ogni modo possibile, perdendo l’immagine che nel 2007 era emersa.

Non del tutto persa.
Himbarossa è arrivata nel 2013, ha giocato con le perle e l’ebano e l’argento e l’Africa. E non ha ancora finito.
Poi  2014, di nuovo sapone sulla strada. Ma stavolta la caduta mi ha fatto bene, un taglio profondo alla pancia, come una bocca che parla, mi ha pregato di non chiudere gli occhi e di non avere paura, mai più.

Un processo istantaneo come quando la luce tocca la retina e dà inizio alla capacità di immaginare, ma al tempo stesso lentissimo come quei 20 secondi che passano tra un prima e un dopo, quando la vita finalmente è. Ecco.

Da qualche mese, un convergere di accadimenti interni e di incontri, alcuni fortuiti altri conquistati, mi sta riportando alle tele, all’incisione, alla sperimentazione, al gioco. Sono curiosa di vedere cosa ne uscirà. Intanto sorrido, perché nascere fa bene, assai.

 

 

 

pagine sbrocca_LR

 

 

 

 

viaggio in punta di pennello

Come e perché l’aria di Lisbona mi abbia riportato alla mente la luce di Yoff non è così difficile da immaginare: Oceano.
Da quando sono tornata non faccio che disegnare, intagliare, dipingere e cercare l’Oceano.

Ma intanto il mio tributo ad una immagine di donna che porto con me, scolpita nella memoria, e che (nemmeno lo sapevo) mi ha aiutato a passare a schiena dritta attraverso il grappolo di dolori più grande della mia vita, e uscirne a cuore pieno.

la princesse de Yoff

la princesse de Yoff

su GP magazine di settembre (free press)

Schermata 2014-09-09 alle 17.40.42

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ringrazio Paolo Paolacci per avermi fatto questa intervista e per averla pubblicata senza tagli e senza rimaneggiamenti del testo.
Non capita di frequente, soprattutto quando dico senza tanti fronzoli quello che penso sull’arte contemporanea che si vede nelle gallerie.

Alla prossima!

Schermata 2014-09-27 alle 13.18.36

Nata libera.

Schermata 2013-12-04 alle 16.51.27Ha preso il sopravvento. La materia ha catturato le mani del tutto.
La polvere di ebano si è mescolata con quella dell’argento e con microscopiche schegge di vetro, a formare un’immagine di donna, rossa, selvaggia.
E’ nata Himbarossa.

Alla canna del gas.

nate in un giorno di pioggia

nate in un giorno di pioggia

O meglio, al lume.
Il vetro incandescente è ipnotico, vorrei poter vedere la radiazione emessa da ogni corpo anche a temperatura ambiente ma visto che non è così mi diverto a spettinare gli elettroni del vetro e mi godo il bagliore arancio intenso che emana quando arriva a 800 gradi.
Sembra docile ma resiste e quando pensi di averlo domato ti spiazza, è gatto.
Tocca saperlo prendere, io non ho fretta: imparo.
Un giorno -fondente- farà le fusa.